Wichtiger Hinweis:
Diese Website wird in älteren Versionen von Netscape ohne graphische Elemente dargestellt. Die Funktionalität der Website ist aber trotzdem gewährleistet. Wenn Sie diese Website regelmässig benutzen, empfehlen wir Ihnen, auf Ihrem Computer einen aktuellen Browser zu installieren.
Zurück zur Einstiegsseite Drucken
Grössere Schrift
 
Tribunale federale
Tribunal federal
 
{T 0/2}
4P.114/2004 /viz
 
Sentenza del 13 settembre 2004
I Corte civile
 
Composizione
Giudici federali Corboz, presidente,
Rottenberg Liatowitsch, Favre, Kiss,
Ramelli, giudice supplente,
cancelliera Gianinazzi.
 
Parti
A.________,
ricorrente,
patrocinato dall'avv. Stefano Bolla,
 
contro
 
B.C.________,
D.C.________,
Fondazione X.________,
opponenti,
patrocinati dall'avv. Paola Masoni,
 
arbitro unico E.________,
 
Oggetto
art. 85 lett. c OG; art. 190 cpv. 2 lett. b LDIP (arbitrato internazionale; competenza),
 
ricorso di diritto pubblico contro la decisione dell'arbitro unico del 29 marzo 2004.
 
Fatti:
A.
Nel 1989 A.________ ha incaricato gli avvocati B.C.________ e D.C.________ di tutelare i suoi interessi ereditari nella successione della madre.
I mandatari hanno dunque introdotto, il 14 settembre 1990, un'azione di nullità di disposizioni a causa di morte, di riduzione di disposizioni fra vivi, di rendiconto, di restituzione e di risarcimento danni contro F.________ presso la Pretura del Distretto di Lugano. Altre azioni e misure giudiziarie contro F.________ sono state promosse altrove in Svizzera e all'estero, con la collaborazione o perlomeno il coordinamento degli avv. C.________.
Il 30 novembre 1991 A.________ ha concluso con gli avv. C.________ una convenzione sulla retribuzione, che prevedeva onorari calcolati secondo il dispendio orario e in percentuale dei valori. L'accordo stabiliva inoltre che le parti si sarebbero rivolte a un arbitro qualora il cliente non avesse accettato la fatturazione.
Il mandato è stato revocato con effetto al 31 dicembre 1995. Fino a quel momento gli avv. C.________ avevano emesso dodici fatture calcolate secondo il dispendio orario, per un ammontare complessivo di fr. 1'289'070.55, e una di fr. 1'450'000.--, fissata in base al valore di causa. Il cliente ha pagato fr. 1'591'480.05.
B.
Il 2 ottobre 1996 A.________ ha adito il Consiglio di moderazione del Cantone Ticino chiedendo che le pretese di onorario complessive, calcolate secondo la tariffa dell'Ordine degli avvocati (TOA), fossero limitate a fr. 1'600'000.-- al massimo. Gli avv. C.________ hanno contestato la competenza di quest'organo asserendo tra l'altro ch'esso non era abilitato a tassare le loro fatture dal momento che vi era una convenzione particolare sugli onorari.
Con decisione 9 febbraio 1999 il Consiglio di moderazione, dopo aver accertato pregiudizialmente la nullità della convenzione del 30 novembre 1991, ha respinto l'eccezione di carenza di giurisdizione.
 
Contro questa decisione B.C.________ e D.C.________ sono insorti dinanzi al Tribunale federale con un ricorso di diritto pubblico che è stato respinto il 18 giugno 1999. Il 1° marzo 2000 il Tribunale federale ha altresì respinto una domanda di revisione o interpretazione.
C.
Il 12 agosto 2002 gli avv. C.________ e la Fondazione X.________, alla quale essi hanno ceduto una parte della pretesa per onorari, hanno avviato un'azione davanti all'arbitro unico E.________, chiedendo che A.________ fosse condannato a pagare loro fr. 1'650'000.-- per onorario a valore e fr. 63'083.60 di onorari residui a tempo; il tutto con interessi composti dell'8.5% a partire da diverse scadenze. Il convenuto ha eccepito preliminarmente l'incompetenza dell'arbitro per due motivi: nullità della clausola compromissoria e non arbitrabilità della causa. Egli ha inoltre sollevato l'eccezione di litispendenza, la procedura di moderazione essendo ancora in corso.
Con lodo 29 marzo 2004 l'arbitro unico ha respinto le eccezioni di parte convenuta, addebitandole spese e ripetibili.
D.
Contro il citato lodo A.________ è insorto dinanzi al Tribunale federale, l'11 maggio 2004, con un ricorso di diritto pubblico fondato sull'art. 85 lett. c OG. In via principale egli postula l'accertamento dell'incompetenza dell'arbitro unico; in via subordinata il semplice annullamento del lodo impugnato.
Nelle osservazioni 17 giugno 2004 gli avv. C.________ e la Fondazione X.________ hanno proposto la reiezione del gravame, mentre l'arbitro unico, con scritto del 24 giugno 2004, si è in sostanza rimesso al giudizio del Tribunale federale.
 
Diritto:
1.
Il ricorso di diritto pubblico giusta l'art. 85 lett. c OG è proponibile solo contro sentenze emanate da un tribunale arbitrale giusta gli art. 190 segg. LDIP.
1.1 Le disposizioni del dodicesimo capitolo della LDIP, dedicato all'arbitrato internazionale, sono applicabili quando la sede del tribunale arbitrale si trova in Svizzera e - cumulativamente - quando, al momento della stipulazione del patto di arbitrato, almeno una parte non era domiciliata né dimorava abitualmente in Svizzera (art. 176 cpv. 1 LDIP).
In concreto l'arbitro unico siede in Svizzera ed è pacifico che al momento della conclusione della convenzione 30 novembre 1991 il ricorrente fosse domiciliato ad Amburgo. I requisiti posti dall'art. 176 cpv. 1 OG risultano pertanto ossequiati.
1.2 Il lodo impugnato configura una decisione pregiudiziale che può essere impugnata immediatamente dinanzi al Tribunale federale, giusta l'art. 190 cpv. 3 LDIP, il motivo di ricorso invocato essendo l'incompetenza dell'arbitro unico (art. 190 cpv. 2 lett. b LDIP).
1.3 La via del ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale prevista dall'art. 191 cpv. 1 LDIP risulta infine aperta perché le parti non hanno scelto di agire dinanzi all'autorità cantonale secondo il cpv. 2 della medesima norma.
2.
Pur trattandosi di una controversia concernente un arbitrato internazionale, la procedura dinanzi al Tribunale federale è retta dalle disposizioni della legge federale sull'organizzazione giudiziaria (OG) che regolano il ricorso di diritto pubblico (art. 191 cpv. 1 seconda frase LDIP).
2.1 Al ricorrente va senz'altro riconosciuto il diritto a ricorrere (art. 88 OG), essendo egli personalmente toccato dal lodo impugnato, che gli impone di proseguire la procedura dinanzi all'arbitro unico. Per il resto, interposto in tempo utile (art. 89 OG) nella forma prevista dalla legge (art. 90 cpv. 1 OG), il ricorso appare ricevibile, sotto questo profilo.
2.2 L'impugnativa deve inoltre soddisfare le esigenze di motivazione poste dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG (DTF 128 III 50 consid. 1c), giusta il quale il ricorso di diritto pubblico deve contenere l'esposizione dei fatti essenziali e quella concisa dei diritti costituzionali o delle norme giuridiche che si pretendono violati, precisando altresì in che consista tale violazione. In altre parole, l'allegato ricorsuale deve sempre contenere un'esauriente motivazione giuridica dalla quale si possa dedurre che, ed in quale misura, la decisione impugnata colpisce il ricorrente nei suoi diritti costituzionali (DTF 129 I 113 consid. 2.1 pag. 120; 128 III 50 consid. 1c pag. 53 seg. con rinvii).
3.
Prima di chinarsi sulle censure ricorsuali, giovi ancora rammentare che, chiamato a statuire su di un ricorso fondato sull'art. 190 cpv. 2 lett. b LDIP il Tribunale federale esamina liberamente la decisione con la quale l'arbitro si è dichiarato competente rispettivamente incompetente (DTF 129 III 727 consid. 5.2.2 pag. 733). Il Tribunale può dunque scostarsi sia dagli argomenti giuridici proposti dalle parti che da quelli posti a fondamento del lodo criticato.
In questo ambito vige inoltre un'eccezione alla regola della natura cassatoria del ricorso di diritto pubblico: se il rimedio si rivela fondato, il Tribunale federale non annulla solamente la decisione impugnata ma può accertare la competenza o l'incompetenza del tribunale arbitrale (DTF 128 III 50 consid. 1b). La richiesta in tal senso formulata dal ricorrente è pertanto ammissibile.
4.
Anzitutto il ricorrente si duole, sotto il profilo formale, di un difetto di motivazione del lodo arbitrale, lesivo a suo dire dell'art. 189 LDIP e dell'art. 29 cpv. 2 Cost. La censura è inammissibile.
L'art. 189 cpv. 2 LDIP, giusta il quale il lodo arbitrale va motivato, ha carattere dispositivo. L'art. 190 cpv. 2 LDIP, nel quale vengono indicati i motivi d'impugnazione, non contempla fra di essi la mancanza di motivazione. Il diritto ad una decisione motivata non può venire dedotto neppure dall'art. 190 cpv. 2 lett. d LDIP (il cui tenore nelle versioni italiana e tedesca appare impreciso). Infine, l'assenza di motivazione non è incompatibile con l'ordine pubblico ai sensi dell'art. 190 cpv. 2 lett. e LDIP (su questi aspetti cfr. DTF 130 III 125 consid. 2.2 e 116 II 373).
5.
L'argomento centrale del ricorso, già proposto dinanzi all'arbitro unico, consiste in sostanza nell'affermazione secondo cui la convenzione 30 novembre 1991 sarebbe nulla in forza dell'art. 20 CO, perché gli onorari ivi previsti oltrepassano i limiti stabiliti in modo imperativo dal diritto pubblico ticinese; il ricorrente ricorda poi che la nullità è stata accertata dal Consiglio di moderazione il 9 febbraio 1999.
La motivazione del lodo impugnato su questo punto è tutt'altro che chiara. Vi si legge qua e là, per limitarsi alle argomentazioni che pertengono a questa censura, che le leggi cantonali possono determinare la nullità di un negozio giuridico soltanto se il legislatore è competente per promulgare la norma in questione; che la tariffa dell'ordine degli avvocati non è una legge ma una semplice norma corporativa; che la competenza del Consiglio di moderazione ticinese regge soltanto le prestazioni degli avvocati nell'ambito di processi, non gli onorari concernenti altre prestazioni quali, ad esempio, l'esecuzione testamentaria; che l'autorità di moderazione non è competente per dirimere le contestazioni di diritto civile tra l'avvocato ed il cliente; che in definitiva le disposizioni ticinesi di moderazione sono in contrasto con l'art. 177 cpv. 1 LDIP.
6.
La competenza dell'arbitro unico presuppone la validità della convenzione del 30 novembre 1991 (cfr. Corboz, Le recours au Tribunal fédéral en matière d'arbitrage international in: SJ 2002 II pag. 18 in fine).
La questione è stata oggetto della decisione pregiudiziale 9 febbraio 1999 del Consiglio di moderazione, che ha dichiarato nullo l'accordo sulla retribuzione - derogante alla TOA - siccome stipulato dopo l'inizio della causa civile contro F.________. L'eccezione di carenza di giurisdizione sollevata dagli opponenti in quel procedimento è stata dunque respinta e il Consiglio di moderazione si è dichiarato competente a giudicare la controversia sorta tra le parti in merito all'ammontare delle fatture.
Come già esposto, il ricorso di diritto pubblico proposto dagli avvocati contro tale giudizio è stato respinto il 18 giugno 1999. Nella sua decisione, al consid. 4, il Tribunale federale ha in particolare stabilito che la competenza di esaminare a titolo pregiudiziale la validità della convenzione sugli onorari, dalla quale dipende la facoltà di sottoporre il litigio all'arbitrio, spetta unicamente al Consiglio di moderazione, che non statuisce come giudice bensì come autorità amministrativa di vigilanza sull'applicazione della TOA. Per questo motivo il litigio è stato dichiarato non compromettibile.
7.
Nella menzionata pronunzia il Tribunale federale non ha per contro esaminato se la natura internazionale dell'arbitrato potesse condurre a conclusioni diverse, giacché tale argomento non era stato fatto valere. Il lodo qui impugnato evidenzia questa circostanza, lasciando intendere che l'applicazione della LDIP, in particolare dell'art. 177 cpv. 1 LDIP, impone effettivamente una soluzione diversa. Non è così.
7.1 manca nell'originale
7.2 manca nell'originale
7.3 Nella DTF 122 III 139 consid. 2b il Tribunale federale, riprendendo quanto anticipato nella DTF 121 III 38 consid. 2b, ha confermato che l'art. 7 lett. b LDIP impone al giudice statale - dinanzi al quale è proposta un'eccezione d'incompetenza a favore di un tribunale arbitrale con sede in Svizzera - di declinare la propria competenza qualora non accerti, sulla base di un esame sommario, la caducità, l'inefficacia o l'inadempibilità del patto d'arbitrato. In altre parole, se l'esame sommario rivela uno di questi vizi, il giudice statale deve ammettere la propria competenza. La decisione pregiudiziale con cui il giudice statale ammette la propria competenza vincola anche l'arbitro svizzero che dovesse successivamente venir chiamato a determinarsi sulla medesima questione (DTF 120 II 155 consid. 3b/bb pag. 164; Heini, Zürcher Kommentar zum IPRG, 2a ed., Zurigo 2004, n. 19 ad art. 186 LDIP; Wenger in: Kommentar zum schweizerischen Privatrecht, Internationales Privatrecht, Basilea 1996, n. 8 ad art. 186 LDIP, il quale reputa tuttavia che il potere d'esame del giudice statale debba essere pieno, cfr. n. 6 ad art. 186 LDIP).
7.4 L'applicazione dell'art. 7 lett. b LDIP presuppone invero che la controversia sia compromettibile.
La nozione di compromettibilità è definita dall'art. 177 cpv. 1 LDIP (DTF 118 II 353 consid. 3a). Già si è detto che nella sentenza 18 giugno 1999 il Tribunale federale non ha esaminato questo aspetto sotto il profilo internazionale. Non è necessario farlo nemmeno ora: per i motivi sopra esposti, quand'anche la vertenza in oggetto fosse compromettibile, il giudizio 9 febbraio 1999 con il quale il Consiglio di moderazione ha accertato la propria competenza, ad esclusione di quella dell'arbitro unico, sarebbe comunque vincolante per quest'ultimo.
Che le fatture allora sottoposte al Consiglio di moderazione ed ora all'arbitro siano le medesime, è reso palese dal raffronto delle cifre. Se ne deve concludere che il carattere internazionale dell'arbitrato nulla muta alla soluzione adottata nella decisione 9 febbraio 1999 dal Consiglio di moderazione. Tale decisione pregiudiziale di competenza rimane vincolante anche alla luce degli art. 7 lett. b e 186 cpv. 1 LDIP.
8.
Le considerazioni che precedono rendono superfluo l'esame delle argomentazioni sviluppate dall'arbitro unico per giustificare la propria competenza. Soltanto un aspetto merita un breve approfondimento.
Secondo il lodo impugnato la decisione 9 febbraio 1999 del Consiglio di moderazione è "ormai priva di efficacia" perché la Legge cantonale sull'avvocatura del 16 settembre 2002 (Lavv; RL/TI 3.2.1.1) ha deferito ad una nuova Commissione di verifica il controllo delle fatture degli avvocati e ha attribuito al Consiglio di moderazione il grado di autorità di ricorso. Questo argomento non è fondato. La decisione di un'autorità amministrativa non perde efficacia per il solo motivo che, dopo la sua emanazione, una novella legislativa cambia le regole sulla competenza. La Lavv ha effettivamente istituito il doppio grado di giurisdizione in materia di moderazione degli onorari degli avvocati: le decisioni sono prese in prima istanza dalla Commissione di verifica (art. 27 Lavv) e, su ricorso, dal Consiglio di moderazione, che è ora composto di soli giudici (art. 32 Lavv). A ragione il convenuto obietta che, per l'art. 62 del Regolamento sull'avvocatura del 28 ottobre 2002 (RL/TI 3.2.1.1.1), le procedure in corso davanti al vecchio Consiglio di moderazione l'8 novembre 2002, data di entrata in vigore del nuovo ordinamento, sono da trasmettere alla Commissione di verifica. Nel caso specifico la trasmissione è avvenuta con ordinanza 10 dicembre 2002 del nuovo consiglio di moderazione.
9.
Quanto esposto nel presente giudizio vale per la competenza di verificare gli onorari esposti dagli opponenti: di questo si occuperanno i nuovi organi istituiti dalla Lavv. Altra cosa è la competenza per decidere l'azione creditoria promossa dagli avvocati, i quali con la petizione 12 agosto 2002 hanno chiesto la condanna del ricorrente al pagamento degli onorari litigiosi.
La questione specifica dell'eventuale sussistenza di una competenza arbitrale a giudicare il secondo aspetto, nonostante la decadenza della competenza concernente la verifica degli onorari, non è stata affrontata né nel lodo impugnato né dal ricorrente, perlomeno non conformemente ai requisiti di motivazione posti dall'art. 90 cpv. 1 lett. b OG. Il Tribunale federale non può pertanto esaminarla.
10.
In conclusione, il ricorso di diritto pubblico va accolto solo nella misura indicata e il lodo impugnato annullato.
Gli oneri processuali e le ripetibili seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 e 159 cpv. 1 e 2 OG).
 
Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:
1.
Nella misura in cui è ammissibile, il ricorso di diritto pubblico è accolto e il lodo impugnato è annullato: è accertata l'incompetenza dell'arbitro unico nella misura indicata nei considerandi.
2.
La tassa di giustizia di fr. 15'000.-- è posta in solido a carico degli opponenti, i quali rifonderanno, pure con vincolo di solidarietà, al ricorrente fr. 17'000.-- per ripetibili della sede federale.
3.
Comunicazione ai patrocinatori delle parti e all'arbitro unico.
Losanna, 13 settembre 2004
In nome della I Corte civile
del Tribunale federale svizzero
Il presidente: La cancelliera:
 
 
 
Drucken nach oben