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Tribunale federale
Tribunal federal
 
{T 0/2}
1A.151/2003 /viz
 
Decisione del 23 luglio 2003
I Corte di diritto pubblico
 
Composizione
Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e presidente del Tribunale federale,
Féraud e Karlen,
cancelliere Gadoni.
 
Parti
A.________,
ricorrente, patrocinato dall'avv. Manuela Minotti Perucchi, via E. Bossi 6, 6900 Lugano,
 
contro
 
Ufficio federale di giustizia, Divisione dell'assistenza giudiziaria internazionale, Sezione estradizioni, Bundesrain 20, 3003 Berna.
 
Oggetto
detenzione in vista dell'estradizione (richiesta di scarcerazione),
 
ricorso del 4 luglio 2003 contro la decisione emanata il 26 giugno 2003 dall'Ufficio federale di giustizia, che ha respinto la domanda di scarcerazione presentata dal detenuto.
 
Fatti:
A.
Il 17 gennaio 2003 l'Interpol Roma chiedeva alle Autorità svizzere di arrestare in vista dell'estradizione il cittadino dominicano A.________, nato nel 1981, domiciliato a Locarno, al quale le Autorità italiane imputano i reati di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, produzione e traffico illecito di tali sostanze. Mediante nota diplomatica del 6 febbraio 2003 l'Ambasciata d'Italia a Berna ha formalmente chiesto l'estradizione di A.________.
Il 14 febbraio 2003 l'Ufficio federale di giustizia (UFG) ha emana to contro l'interessato un ordine d'arresto in vista dell'estradizione. La Polizia ticinese l'ha arrestato a Locarno il 4 giugno 2003; interrogato dal Procuratore pubblico del Cantone Ticino egli si è opposto all' estradizione semplificata.
L'UFG ha accolto l'11 giugno 2003 un'istanza della legale di A.________ e l'ha designata patrocinatrice d'ufficio, assegnandole nel contempo un termine per presentare eventuali osservazioni alla domanda d'estradizione. Con allegato del 13 giugno 2003 l'interessato si è opposto all'estradizione e ha chiesto di essere scarcerato.
B.
Con decisione del 26 giugno 2003 l'UFG ha concesso l'estradizione e respinto la richiesta di scarcerazione. Ha rilevato che la pretesa assenza di un pericolo di fuga doveva essere fatta valere dall'interessato con un eventuale ricorso contro l'ordine d'arresto. L'UFG ha nondimeno ritenuto realizzato in concreto un simile rischio e considerato la detenzione rispettosa del principio di proporzionalità.
C.
A.________ impugna il diniego della scarcerazione con un ricorso al Tribunale federale. Chiede di essere posto in libertà e che siano ordinati, quali misure sostitutive dell'arresto, il deposito del passaporto e l'obbligo di essere controllato periodicamente. Postula inoltre di essere ammesso al beneficio dell'assistenza giudiziaria e del patrocinio gratuito. Il ricorrente fa sostanzialmente valere l'assenza di rischi di fuga e collusione.
D.
Con osservazioni del 14 luglio 2003 l'UFG chiede di non entrare nel merito del ricorso, subordinatamente di respingerlo. Il ricorrente si è espresso il 17 luglio 2003 sulle osservazioni dell'UFG, riconfermandosi in sostanza nel suo ricorso.
E.
A.________ si è aggravato contro la concessione dell'estradizione con un ricorso di diritto amministrativo del 14 luglio 2003 al Tribunale federale, attualmente pendente (causa 1A.152/2003).
 
Diritto:
1.
1.1 La Camera d'accusa del Tribunale federale è competente per statuire sui reclami contro l'ordine d'arresto in vista dell'estradizione (art. 48 cpv. 2 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale [AIMP; RS 351.1]) e contro il rifiuto della scarcerazione (art. 50 cpv. 3 AIMP; DTF 117 IV 359 consid. 1a, 109 IV 60 consid. 1). Tuttavia, quando dinanzi al Tribunale federale sia contemporaneamente pendente un ricorso di diritto amministrativo contro la decisione d'estradizione, come è qui il caso, anche il giudizio sul ricorso contro la detenzione in vista dell'estradizione spetta alla I Corte di diritto pubblico, competente in questa materia secondo l'art. 2 n. 1 del Regolamento del Tribunale federale (cfr. DTF 117 IV 359 consid. 1a, 209 consid. 1e; cfr. anche DTF 128 II 355 consid. 1.2 pag. 359).
1.2 La presente decisione sulla scarcerazione viene presa separatamente dal giudizio sull'estradizione essenzialmente per ragioni di celerità, trattandosi di privazione della libertà personale (cfr. art. 5 n. 4 CEDU; DTF 128 II 355 consid. 1.2 pag. 359; Robert Zimmermann, La coopération judiciaire internationale en matière pénale, Berna 1999, n. 289, nota n. 1203 pag. 222).
2.
La detenzione in vista dell'estradizione costituisce una limitazione della libertà personale e presuppone una base legale (art. 5 n. 1 lett. f CEDU), un'informazione dell'interessato sui motivi dell'arresto (art. 5 n. 2 CEDU; art. 48 cpv. 1 e 52 cpv. 1 e 2 AIMP) nonché la facoltà per lo stesso di rivolgersi a un tribunale perché decida rapidamente sulla legalità della misura, ordinando la scarcerazione in caso di detenzione illegale (art. 5 n. 4 CEDU).
Durante la procedura d'estradizione, la carcerazione costituisce di massima la regola a meno che la domanda non sia manifestamente inammissibile (art. 50 cpv. 3 e 51 cpv. 1 AIMP; DTF 117 IV 359 consid. 2a in fine pag. 362, 111 IV 108 consid. 2, 109 IV 159). Tuttavia, se la persona perseguita non è in condizione di essere incarcerata o se altri motivi lo giustificano, l'UFG può sostituire l'arresto con altre misure, quali il versamento di una cauzione, il deposito dei documenti di legittimazione o l'obbligo di sottoporsi regolarmente a un controllo della propria presenza in Svizzera (art. 47 cpv. 2 AIMP; Zimmermann, op. cit., n. 195 pag. 148 segg). Il detenuto può inoltre chiedere in ogni momento di essere posto in libertà (art. 50 cpv. 3 seconda frase AIMP). Tuttavia la liberazione provvisoria dalla carcerazione ai fini estradizionali soggiace a condizioni più restrittive di quelle applicabili in materia di carcere preventivo (DTF 111 IV 108 consid. 2 e rinvio), in partico lare non dovendo essere pregiudicata la procedura di estradizione. La durata della detenzione deve comunque rimanere entro i limiti della proporzionalità (DTF 111 IV 108 consid. 3d).
3.
Il ricorrente contesta essenzialmente che sia in concreto realizzato un pericolo di fuga e ritiene che l'UFG avrebbe ammesso in modo astratto tale requisito, senza esaminare la sua situazione personale. Sostiene di avere in Svizzera solidi legami personali e familiari, in particolare con la madre e il patrigno, mentre non avrebbe più legame con il suo paese d'origine. Queste circostanze, e l'assenza di disponibilità finanziarie, escluderebbero, secondo il ricorrente, un concreto rischio di latitanza. Né sarebbe adempiuto, sempre al suo dire, un pericolo di collusione, vista la detenzione preventiva cui soggiacciono gli altri indagati e l'avvenuto sequestro degli stupefacenti da parte delle Autorità italiane.
3.1 Pur avendone avuto la possibilità, il ricorrente non ha impugnato l'ordine d'arresto con un reclamo al Tribunale federale. In questa sede egli contesta la detenzione soprattutto dal profilo di una pretesa mancanza di rischi di fuga e di collusione. Tali censure non vengono tuttavia sollevate in relazione a fatti nuovi, intervenuti dopo l'arresto del ricorrente, sicché egli avrebbe potuto presentarli tempestivamente già nell'ambito di un'eventuale impugnativa contro l'ordine di arresto del 14 febbraio 2003, notificato all'interessato il 4 giugno 2003; tanto più ch'egli era assistito da un legale dal 6 giugno 2003 (cfr. sentenza inedita 8G.76/2001 del 14 novembre 2001, consid. 1c e rinvio). Ci si può chiedere se, nelle esposte circostanze, il ricorrente non avesse dovuto innanzitutto impugnare l'ordine di arresto anziché rinunciarvi per poi chiedere all'UFG di essere scarcerato nove giorni dopo la notificazione di tale ordine. Visto l'esito del gravame, il quesito può comunque rimanere indeciso.
3.2 Secondo l'art. 47 AIMP, applicabile anche nell'ambito di una domanda di scarcerazione (DTF 112 Ib 347 consid. 3), si può prescindere dalla detenzione estradizionale segnatamente se la persona perseguita verosimilmente non si sottrarrà all'estradizione né comprometterà l'istruzione penale (art. 47 cpv. 1 lett. a AIMP) o se essa non è in condizione di essere incarcerata, come pure se altri motivi lo giustificano (art. 47 cpv. 2 AIMP). La giurisprudenza ha in particolare avuto modo di ravvisare nella grave malattia del detenuto e nei suoi legami familiari in Svizzera dei sufficienti motivi che rendevano improbabile un rischio di fuga e giustificavano quindi una sua messa in libertà provvisoria (cfr. sentenza 1A.170/1997 del 16 giugno 1997, consid. 3, pubblicata in Pra 89/2000 n. 94 pag. 566 segg.).
Premesso che la carcerazione non è in concreto posta in discussione sulla base di motivi di salute, peraltro non ravvisabili nella fattispecie, non risulta che il ricorrente abbia tuttora legami decisivi in Svizzera, tali da escludere un rischio di fuga. Certo, egli è giunto nel 1994 in Ticino, dove ha vissuto con la madre e il patrigno frequentandovi per quattro anni la scuola media. Tuttavia, riguardo alla sua situazione attuale, risulta che egli vi ha svolto unicamente delle attività lavorative saltuarie per conto di un'agenzia di collocamento e che, recentemente, si è recato nella Repubblica Dominicana per un periodo ragguardevole (dal 26 novembre 2002 al 10 maggio 2003). Quest'ultima circostanza non permette d'altra parte di condividere l'opinione del ricorrente laddove sostiene di non avere mantenuto legami significativi con il suo paese d'origine. In tali circostanze, la presenza dei genitori in Ticino e il fatto ch'egli si sia presentato spontaneamente alla Polizia dopo avere saputo ch'essa lo cercava non possono essere ritenuti decisivi in mancanza di ulteriori relazioni con la Svizzera. La maggiore età del ricorrente, la mancanza di un'attività professionale in Svizzera e le sue relazioni all' estero sono in concreto determinanti e consentono di ritenere probabile che l'interessato possa sottrarsi all'estradizione se posto in libertà provvisoria.
Tenuto conto dell'importanza del rischio di fuga, l'UFG poteva d'acchito scartare la possibilità di ordinare dei provvedimenti meno incisivi della detenzione, come permetterebbe l'art. 47 cpv. 2 AIMP; ciò tanto più che il ricorrente medesimo afferma di non essere in grado di versare una cauzione. Né il deposito dei documenti di legittimazione e l'imposizione di controlli periodici costituiscono, in un caso come il presente, misure sufficienti a dissuadere il detenuto dal prendere la fuga, ciò che la Svizzera è tenuta ad evitare anche in virtù dei suoi obblighi internazionali (cfr. art. 16 n. 4 della Convenzione europea di estradizione del 13 dicembre 1957, che regge in questa materia i rapporti tra Svizzera e Italia). Visto che l'UFG ha ritenuto a ragione la detenzione giustificata sulla base di un rischio di fuga dell'interessato, non occorre esaminare se, nella fattispecie, sia realizzato anche un pericolo di collusione.
4.
Ne segue che il ricorso e la conseguente domanda di scarcerazione devono essere respinti. Visto il genere di procedura non si giustifica di prelevare una tassa di giustizia, mentre sulla domanda di assistenza giudiziaria e di ammissione al patrocinio gratuito sarà statuito in seguito, nell'ambito del giudizio sul ricorso di diritto amministrativo contro la concessione dell'estradizione.
 
Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:
1.
Il ricorso è respinto.
2.
Non si preleva una tassa di giustizia.
3.
Comunicazione alla patrocinatrice del ricorrente e all'Ufficio federale di giustizia, Divisione assistenza giudiziaria internazionale, Sezione estradizioni (B 138 243 RIV).
Losanna, 23 luglio 2003
In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero
Il presidente: Il cancelliere:
 
 
 
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