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Tribunale federale
Tribunal federal
 
{T 0/2}
1P.68/2002 /mde
 
Sentenza del 28 marzo 2002
I Corte di diritto pubblico
 
Giudici federali Aemisegger, presidente della Corte e vicepresidente del Tribunale federale,
Féraud e Catenazzi,
cancelliere Crameri.
 
X.________, Madrid (E),
ricorrente, patrocinato dall'avv. Marco Cereghetti, Corso Elvezia 7, casella postale 2364, 6901 Lugano,
 
contro
 
Ministero pubblico del Cantone Ticino, Via Pretorio 16, 6901 Lugano,
Tribunale d'appello del Cantone Ticino, Camera dei ricorsi penali, Via Pretorio 16, 6901 Lugano.
 
messa in libertà (importo della cauzione)
 
(ricorso di diritto pubblico contro la sentenza del 30 novembre 2001 della Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino)
 
Fatti:
A.
Il 25 luglio 2001 X.________, cittadino spagnolo, è stato fermato a Chiasso, in possesso, tra l'altro, di due fogli manoscritti di D.________, ove questi si impegnava a consegnargli due assegni, uno di US$ 280'000, l'altro con importo da definire secondo la chiusura del conto Y.________; nel secondo foglio D.________ si impegnava personalmente a recuperare la perdita della gestione del citato conto fino a un importo di Ptas 100'000'000. Con X.________ è stata fermata un'altra persona, C.________.
Viste le spiegazioni contraddittorie e poco chiare relative al contenuto dei menzionati scritti, il 26 luglio 2001 il Procuratore pubblico del Cantone Ticino (PP) ha promosso nei confronti degli arrestati l'accusa per riciclaggio di denaro, poi estesa a riciclaggio di denaro aggravato e falsità in documenti. Il Giudice dell'istruzione e dell'arresto del Cantone Ticino (GIAR) ha confermato l'arresto di entrambi per il pericolo di fuga e per i bisogni dell'istruttoria.
B.
Con decisione dell'8 novembre 2001 il GIAR ha accolto un'istanza di libertà provvisoria del 29 ottobre 2001 di X.________, preavvisata negativamente dal PP, previo versamento di una cauzione di fr. 150'000.-- (dispositivo n. 1), ritenuta l'esistenza di gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga.
C.
Contro questo giudizio l'arrestato, nel frattempo liberato la cauzione essendo stata soluta, è insorto alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino (CRP) chiedendo, in via principale, di accogliere l'istanza di libertà provvisoria senza alcuna cauzione e di invitare il Ministero pubblico a restituire l'importo di fr. 150'000.--, subordinatamente di fissare una cauzione di fr. 50'000.--. La Corte cantonale, statuendo il 10 gennaio 2002, ha respinto, in quanto ammissibile, il gravame.
D.
X.________ impugna questo giudizio con un ricorso di diritto pubblico al Tribunale federale. Chiede di annullarlo e di modificarne il dispositivo n. 1 nel senso che l'istanza di libertà provvisoria è accolta, senza che sia dovuta alcuna cauzione, postulando la restituzione dell'importo di fr. 150'000.--, già versato; in via subordinata chiede di annullarlo, di fissare la cauzione a fr. 50'000.-- e di restituirgli l'importo di fr. 100'000.--.
 
La CRP si rimette al giudizio del Tribunale federale mentre il PP propone la reiezione del ricorso.
Diritto:
 
1. Il Tribunale federale esamina d'ufficio e con piena cognizione l'ammissibilità dei ricorsi sottopostigli (DTF 127 I 92 consid. 1, 127 II 198 consid. 2).
1.1 Il ricorso, tempestivo, diretto contro una decisione cantonale di ultima istanza è, di massima, ammissibile. La conclusione del ricorrente, volta ad annullare l'esigenza della cauzione, rispettivamente a ridurne l'importo, può rientrare nelle eccezioni alla natura, di regola meramente cassatoria, del ricorso di diritto pubblico (DTF 125 I 104 consid. 1b, 124 I 327 consid. 4a e b con numerosi rinvii): e ciò vista la stretta connessione con la questione della privazione della libertà personale. In effetti, sebbene il ricorrente sia già stato scarcerato per aver pagato la contestata cauzione al fine di poter beneficiare immediatamente della libertà provvisoria, la CRP ha rilevato che tale versamento non costituisce acquiescenza (cfr. DTF 95 I 233 pag. 242, 105 Ia 186 consid. 1b inedito, 115 Ia 293 consid. 1a; sentenza del 30 novembre 2000 in re F., consid.1, causa 1P.691/2000; Philippe Gerber, La nature cassatoire du recours de droit public, tesi Ginevra, 1997, pag. 224). Tale conclusione sarebbe d'altra parte ricevibile qualora il ricorrente avesse impugnato interamente la decisione, rifiutandosi di pagare l'importo della cauzione: la circostanza d'averla soluta per poter essere scarcerato immediatamente non muta la situazione. Poiché il ricorrente è stato scarcerato, il ricorso può tendere solo all'annullamento, rispettivamente alla riduzione della cauzione.
1.2 La legittimazione del ricorrente è pacifica (art. 88 OG).
2.
La legittimità della detenzione preventiva va giudicata in base alle disposizioni del diritto cantonale (DTF 114 Ia 283 consid. 3), il Tribunale federale rivedendo in tale ambito (art. 31 cpv. 1 Cost.) con libero potere l'interpretazione e l'applicazione del diritto cantonale di livello legislativo e regolamentare (DTF 126 I 26 consid. 4b); invece, le constatazioni di fatto dell'Autorità cantonale sono rivedute soltanto dal profilo dell'arbitrio e l'esercizio del potere di apprezzamento, che le compete, è pure sindacato nel ristretto ambito dell'abuso o dell'eccesso di siffatto potere (DTF 123 I 31 consid. 3a, 268 consid. 2d).
 
La detenzione preventiva può essere ordinata e mantenuta soltanto se è compatibile con la libertà personale e se è quindi sorretta, in particolare, da preminenti motivi di interesse pubblico (DTF 109 Ia 320 consid. 3c; sentenza del 16 novembre 1987 nella causa F., apparsa in RDAT 1988 n. 24 consid. 3). Fra questi motivi possono essere menzionati i bisogni dell'istruttoria, i rischi di collusione e di inquinamento delle prove, il pericolo di recidiva o di reiterazione del reato e, infine, quello di fuga, quando vi sia ragione di dubitare che, malgrado la prestazione di garanzie e l'adozione di misure di controllo, il prevenuto si sottragga verosimilmente al processo o all'esecuzione della sentenza (DTF 115 Ia 293 consid. 5 e rinvii).
2.1 Il GIAR ha posto in libertà provvisoria il ricorrente previo versamento della citata cauzione, ritenendo l'esistenza di gravi e concreti indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga. La CRP ha confermato questo giudizio.
Tra gli scopi principali della detenzione preventiva sta quello di assicurare la presenza dell'imputato per impedirgli di sottrarsi al procedimento o all'esecuzione della pena che potrà essergli inflitta. L'esistenza di un pericolo di fuga quale motivo d'ordine pubblico sufficiente per giustificare la detenzione preventiva non è di facile valutazione. Per giustificare la carcerazione preventiva, esso deve essere concreto e rivestire il carattere di una certa probabilità: in altri termini si ammette questo pericolo quando l'accusato, se fosse posto in libertà, si sottrarrebbe con una certa verosimiglianza al perseguimento penale e all'esecuzione della pena (sentenza del 12 novembre 1998 in re L., consid. 3b). La gravità della presumibile pena, di per sé, non basta a motivare la carcerazione preventiva; devono essere piuttosto valutati e accertati i motivi concreti che rendano la fuga non solo possibile, ma probabile, tenendo conto dell'insieme delle circostanze, quali il carattere dell'interessato, la sua etica, i suoi legami familiari, l'assenza di un domicilio fisso, la sua professione, la sua situazione finanziaria e le sue risorse economiche (DTF 125 I 60 consid. 3a, 361 consid. 3a, 117 Ia 69 consid. 4).
2.2 Il ricorrente fa valere che la decisione impugnata, carente di motivazione, sarebbe arbitraria e aggiunge che il pagamento di una cauzione di fr. 150'000.-- gli cagionerebbe un danno irreparabile. Egli rileva che, in via preliminare, aveva chiesto di subordinare, semmai, la messa in libertà al versamento di una cauzione di fr. 50'000.--, disponibilità giustificata dal fatto che, all'epoca, dovevano essere esperiti ancora vari atti istruttori, ormai eseguiti, che esigevano la sua presenza in Svizzera. L'importo della cauzione sarebbe eccessivo e ingiustificato, visto che le esigenze d'inchiesta non sussisterebbero più: non esprimendosi su questo aspetto, la CRP avrebbe violando, oltre all'obbligo di motivazione, anche il diritto di essere sentito.
 
La censura è infondata. In effetti, la CRP ha rilevato che il GIAR ha ordinato la contestata misura sostitutiva per gravi indizi di colpevolezza e un concreto pericolo di fuga. La cauzione non essendo stata chiesta per i bisogni dell'istruttoria, la CRP non doveva esprimersi al riguardo e, non facendolo, ritenuto che tale aspetto era ininfluente ai fini del giudizio, non ha manifestamente violato il diritto di essere sentito del ricorrente; né l'impugnata pronunzia è carente di motivazione, visto che il ricorrente ha potuto impugnarla con piena cognizione di causa e ch'essa, redatta su undici pagine ed esprimendosi su tutte le questioni rilevanti, permette chiaramente al Tribunale federale di controllare l'applicazione del diritto (DTF 126 I 15 consid. 2a/aa e rinvii). Per i medesimi motivi devono essere respinte anche le ulteriori critiche ricorsuali concernenti asserite lesioni del diritto di essere sentito.
2.3 Il ricorrente sostiene che la richiesta di una cauzione sarebbe ingiustificata, la fattispecie non essendo tale da indurlo a sottrarsi a un eventuale processo in Svizzera: il reato di riciclaggio sarebbe perseguito infatti più severamente in Spagna e non gli «converrebbe» pertanto non presentarsi al procedimento elvetico. Ammesso che, essendo cittadino spagnolo, non esiste la possibilità di estradarlo in caso di fuga in Spagna, egli rileva che la Svizzera potrebbe comunque chiedere alle Autorità di quel Paese di giudicarlo in Spagna.
 
Manifestamente a torto il ricorrente sostiene che la CRP non avrebbe considerato questi argomenti. Il GIAR aveva rilevato che l'istante non aveva comprovato in alcun modo la tesi secondo cui il reato di riciclaggio sarebbe perseguito più duramente nel suo Paese; la CRP ha aggiunto non potersi ritenere che le pene indicate agli art. 301, 302 e 305 Codice penale spagnolo fossero molto più gravi di quelle previste dall'art. 305bis CP (detenzione o reclusione fino a cinque anni, cumulate con la multa fino a un milioni di franchi), tanto da avere un effetto deterrente nei confronti dell'interessato, peraltro accusato anche di altri reati. Al riguardo il ricorrente accenna al fatto che il riciclaggio semplice è punibile con una pena da sei mesi a sei anni (art. 301 cpv. 1 CP spagnolo); nel caso di un'organizzazione criminale le pene si situano nella metà superiore, oltre a una possibile sospensione dall'esercizio della professione, segnatamente d'avvocato, da tre a sei anni (art. 302 cpv. 1 e 2 CP spagnolo), ciò che comporterebbe un gravissimo danno economico e di immagine. Ora, premesso che in Svizzera il ricorrente è accusato di riciclaggio aggravato, oltre che di altri reati, i suo accenni non dimostrano affatto che la Corte cantonale, ritenendo che le pene previste in Spagna non sono molto più severe di quelle comminate dalla normativa svizzera, al punto da escludere manifestamente un pericolo di fuga, sarebbe incorsa nell'arbitrio (su questa nozione v. DTF 127 I 54 consid. 2b, 60 consid. 5a, 125 I 166 consid. 2a). Del resto, il danno economico e d'immagine non parrebbero esclusi da un'eventuale giudizio di condanna in Svizzera, né è manifesto che una siffatta pronunzia escluderebbe un'eventuale sospensione dall'esercizio della professione in Spagna.
2.4 Certo, secondo l'art. 88 della legge federale sull'assistenza internazionale in materia penale, del 20 marzo 1981 (RS 351.1), la Svizzera potrebbe chiedere alla Spagna di assumere il perseguimento penale, in particolare quando detta delega consenta verosimilmente un migliore reinserimento sociale della persona perseguita. Essa può comunque rifiutarsi di estradare la persona ricercata quando il reato è stato commesso in tutto o in parte sul suo territorio o per ragioni di economia procedurale, in particolare quando si tratti di giudicare in comune più accusati nel luogo ove si trovava il centro della loro attività criminale (DTF 117 Ib 210 consid. 3b).
3.
Il ricorrente fa valere che, in ogni caso, l'importo della cauzione sarebbe troppo elevato e sproporzionato. Al riguardo egli adduce una disparità di trattamento rispetto a una coaccusata, cui è stata richiesta una cauzione di fr. 100'000.--. Ora, limitandosi a rilevare che entrambi sarebbero accusati dei medesimi reati, il ricorrente disattende che l'importo della cauzione è fissato tenendo conto non solo dei reati ma delle condizioni economiche e dell'antecedente condotta degli accusati (art. 110 cpv. 2 CPP/TI). Adducendo, implicitamente, una disparità di trattamento, egli nemmeno tenta di dimostrare come e perché la CRP, commisurando due differenti cauzioni a due situazioni finanziarie diverse, avrebbe applicato arbitrariamente questa norma (DTF 125 I 166 consid. 2a e rinvii). La censura dev'essere quindi disattesa.
3.1 Il ricorrente, rilevato che la CRP poteva fondarsi sulla sua dichiarazione di un guadagno annuo di circa Ptas 30/40'000'000 (fr. 270'000.-- /360'000.--), precisa che si tratterrebbe comunque di una cifra lorda, ch'egli ha tre figli e la moglie in attesa del quarto e che deve pagare le spese dello studio legale. Vista la sua situazione economica egli aveva chiesto alla CRP, in via del tutto subordinata, di fissare una cauzione non eccedente fr. 50'000.--. La decisione impugnata sarebbe pertanto arbitraria visto che l'importo netto in suo favore non supererebbe di molto fr. 100'000.-- all'anno: l'importo richiesto metterebbe a repentaglio la sicurezza economica sua e della famiglia e sarebbe sproporzionato rispetto all'entità dei reati imputatigli. Al riguardo egli rileva d'aver trasferito sul suo conto presso l'UBS SA circa fr. 900'000.--, per cui non si capirebbe da quali atti il GIAR abbia estrapolato l'accusa di riciclaggio per fr. 2,2 milioni.
3.2 La Corte cantonale ha ritenuto che la prospettiva di perdere la garanzia in caso di non comparizione deve agire come un freno sufficiente per inibire ogni velleità di fuga, ciò che non sarebbe il caso per l'importo proposto dal ricorrente. Precisa poi che il procedimento penale non concerne solo la somma sequestrata di fr. 900'000.-- ma si estende al ruolo svolto dal ricorrente e che, secondo gli atti, concerne un importo superiore ai 2 milioni di franchi.
A ragione il ricorrente non sostiene che la CRP avrebbe fissato un importo proibitivo, già per il fatto ch'egli ha potuto versare subito la somma richiesta (DTF 105 Ib 186). Del resto, premesso che già il GIAR aveva tenuto conto della situazione familiare del ricorrente quale padre di famiglia, quest'ultimo non dimostra che la CRP avrebbe accertato in maniera arbitraria la sua situazione finanziaria e la gravità dei reati rimproveratigli; spetta inoltre all'accusato mettere a disposizione dati sufficienti e verificabili sulla propria situazione: non facendolo egli non può dolersi di una cauzione troppo alta (Michele Rusca/Edy Salmina/Carlo Verda, Commento del Codice di procedura Penale ticinese, Lugano 1997, n. 9 e 10 ad art. 110). Limitandosi a sostenere di non capire l'entità dei reati rimproveratigli, il ricorrente, che non fa valere di non aver avuto accesso agli atti, non dimostra affatto che il sospettato riciclaggio per oltre 2 milioni di franchi sarebbe stato accertato in maniera arbitraria. Del resto, il grave pregiudizio per la sua situazione economica non è causato tanto dalla cauzione litigiosa quanto dal procedimento penale e dagli inconvenienti connessi.
3.3 Il ricorrente rileva che, secondo le risultanze istruttorie, egli ha accreditato un notevole importo a carico della coaccusata C.________ a titolo di note d'onorario e spese: riguardo ai gravi e concreti indizi di reato sostiene tuttavia, che anche nella denegata ipotesi in cui il denaro depositato in Svizzera non fosse totalmente di questa coaccusata bensì, come sospettano gli inquirenti, dell'indagato B.________, egli era convinto che il denaro appartenesse alla signora, né aveva motivo di sospettare il contrario: anche se avesse avuto, per ipotesi, dei sospetti in merito non aveva comunque motivo per sospettare che tale denaro fosse provento di reato. In ogni caso il denaro era presente in Svizzera da molti anni, ben prima dell'ottobre-novembre 1998, periodo cui risalgono i fatti per i quali B.________ è indagato ma non condannato per traffico di stupefacenti. Contesta infine alcuni fatti, a suo dire non provati, deducendo l'insussistenza di gravi e concreti indizi di reato.
La censura non regge e le critiche del ricorrente, di natura appellatoria, non dimostrano che la CRP ha ritenuto in maniera arbitraria la sussistenza di concreti e gravi indizi di reato; nell'ambito di un ricorso di diritto pubblico il Tribunale federale non applica d'ufficio il diritto, ma statuisce unicamente sulle censure sollevate e solo quando siano sufficientemente motivate (art. 90 cpv. 1 lett. b OG; DTF 127 I 38 consid. 3c, 126 I 235 consid. 2a, 125 I 71 consid. 1c, 492 consid. 1b ). Il ricorrente si limita infatti ad addurre la propria asserita estraneità a determinati fatti oggetto dell'inchiesta senza tuttavia dimostrare perché le risultanze istruttorie ritenute dalla Corte cantonale e fondate su numerosi atti d'inchiesta, richiesti anche per via rogatoriale, e sulle quali il ricorrente non si esprime, sarebbero addirittura insostenibili e quindi arbitrarie. Ciò, in particolare, riguardo alle dichiarazioni di D.________, secondo cui il ricorrente era perfettamente al corrente del fatto che l'avente diritto economico dei fondi oggetto di inchiesta in Spagna per un grosso traffico di cocaina non sarebbe stata la menzionata signora ma l'altro indagato e che il trasferimento di fr. 905'530.54 sul conto del ricorrente sarebbe riferibile non a suoi asseriti onorari bensì a un presunto progetto immobiliare. Il ricorrente ha inoltre sostenuto di non aver mai sentito nominare la società Y.________, sulla quale sono confluiti i sospettati fondi, mentre che da interrogatori è emerso ch'egli ne era al corrente e ch'essa era stata costituita con un «uomo di paglia», chiedendo informazioni e analizzando i documenti che la concernevano. Ora, il ricorrente nemmeno tenta di dimostrare l'arbitrarietà di queste risultanze istruttorie, e della valutazione delle prove; ciò anche riguardo al fatto che l'indagato B.________ era un suo cliente, per cui egli, secondo la Corte cantonale, aveva più di un motivo per sospettare che il denaro fosse provento di reato.
3.4 Il ricorrente sostiene infine che anche l'accusa di estorsione nei confronti di D.________ sarebbe insostenibile poiché fondata solo sulle dichiarazioni di quest'ultimo, persona non credibile e interessata a comprometterlo per migliorare la sua posizione, che altre persone hanno dichiarato che D.________ non sarebbe stato minacciato e che, infine, questi avrebbe sottoscritto liberamente gli atti litigiosi. Anche al riguardo il ricorrente non si esprime sui motivi posti a fondamento della decisione impugnata, segnatamente sul fatto che la vittima avrebbe invece temuto per le figlie, all'epoca dei fatti in Spagna, chiedendo di anticipare il loro rientro.
4.
Ne segue che il ricorso, in quanto ammissibile, dev'essere respinto. Le spese seguono la soccombenza (art. 156 cpv. 1 OG).
 
Per questi motivi, il Tribunale federale pronuncia:
 
1.
Nella misura in cui è ammissibile il ricorso è respinto.
2.
La tassa di giustizia di fr. 4000.-- è posta a carico del ricorrente.
3.
Comunicazione al patrocinatore del ricorrente, al Ministero pubblico, al Giudice dell'istruzione e dell'arresto e alla Camera dei ricorsi penali del Tribunale d'appello del Cantone Ticino.
Losanna, 28 marzo 2002
In nome della I Corte di diritto pubblico
del Tribunale federale svizzero
 
Il presidente: Il cancelliere:
 
 
 
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